Esclusiva Serie D - Intervista a Sergio Pirozzi, allenatore del Trastevere

Con mister Sergio Pirozzi abbiamo fatto il punto sulla situazione in casa Trastevere e del calcio italiano

Di Mario Zevolini

Esclusiva Serie D - Intervista a Sergio Pirozzi, allenatore del Trastevere

-Immagine di mister Pirozzi presa dalla pagina Facebook del Trastevere Calcio-

Quest’oggi abbiamo avuto la fortuna di intervistare: Sergio Pirozzi, allenatore del Trastevere Calcio, capolista del Girone E di Serie D.

- Come lo vede il calcio? Quali sono i tatticismi e i movimenti che chiede alle sue squadre?

“Il calcio non è una scienza esatta. Nel corso degli ultimi anni ha avuto un evoluzione, alcune squadre sono tornate indietro nel tempo marcando a uomo. Il calcio è lo specchio dei tempi, non è sempre lo stesso anche se poi alcuni concetti ciclicamente ritornano. Ogni squadra deve giocare secondo le caratteristiche dei propri giocatori, se non si hanno palleggiatori non si può utilizzare il tiki taka. Negli ultimi anni, in Italia, abbiamo cercato di scimmiottare il calcio estero non capendo che quel gioco era frutto di una visione di caratteristiche tecnico tattiche dei propri calciatori. Il mio modo di intere il calcio è lo stesso con cui approccio la mia vita: l’abnegazione, l’aiuto, lo spirito di squadra, la capacità di attaccare e difendere tutti insieme. Questo è quello che chiedo alle mie squadre e sono contento che il Trastevere sia simile a me, è frutto di un percorso fatto insieme nonostante le difficoltà  iniziali che ci sono state”.

- Dopo il tragico evento del terremoto ad Amatrice dell’Agosto del 2016, città della quale lei era sindaco, decise di mettere da parte la carriera da allenatore di squadra e diventare allenatore della sua gente. Cosa ha significato questo passaggio all’interno della sua vita sportiva?

“Quell’evento ha segnato la mia vita. Dopo l’esperienza ad Ascoli, decisi di abbandonare il mondo professionistico per l’amore che avevo per Amatrice, diventandone Sindaco ma continuando ad allenare nei dilettanti. Tante furono le rinunce per l’amore di quel borgo straordinario che poi vidi sbriciolarsi sotto i miei occhi. Queste sono immagini che rimarranno sempre nella mia vita e nel mio cuore e che non cancellerò mai. In quel momento sono dovuto diventare l’allenatore di una comunità distrutta nei propri affetti e nella propria storia, non riuscivo più a vedere il calcio. La scintilla che mi ha riportato sui campi da calcio, l’ha fatta scattare mio figlio andando a giocare ad Amatrice in Promozione. Inizialmente l’ho seguito con gli occhi di un padre, poi con gli occhi del mister. L’unica società da cui potevo ripartire era proprio il Trastevere, mi sentivo di dover chiudere un cerchio. Nel 2016 facemmo il ritiro proprio con il Trastevere ad Amatrice alloggiando in un albergo che solo 10 giorni dopo sarebbe stato travolto portandosi via tante persone sotto le macerie. Non é stato semplice tornare ad allenare dopo quasi 5 anni però la scintilla è stata quella: cercare di riappropriarmi di una piccola parte della mia vita”.

- Cosa ne pensa di questo Girone E di Serie D?

“Questo è un bel girone, ci sono davvero molte buone squadre. In ognuna di esse c’è un tasso tecnico abbastanza elevato e gli allenatori sono molto preparati. Avendo una predominanza di squadre toscane, dove la scuola degli allenatori è una tra le migliori in Italia, troviamo una preparazione di base elevata. È un campionato avvincente, ogni domenica affronti delle buone squadre dove la differenza tra vittoria e sconfitta è minima”. 

- Parlando dell’influenza del Covid all’interno del campionato: quanto crede abbia influito questo fattore sull’andamento del campionato, tenendo conto anche della situazione delle Badesse e quella che ha vissuto il San Donato giocato 16 partite in due mesi.

“Influisce, noi abbiamo pagato dazio a inizio stagione. Ad Agosto, durante la preparazione, otto giocatori hanno avuto il Covid, per cui siamo stati fermi tanto tempo, siamo stati un po’ i precursori. Tanti di questi ragazzi sono rientrati dopo 45/50 giorni con il vecchio protocollo che non prevedeva lo stop alle partite come adesso. È chiaro che ci sono molte variabili per gli allenatori e dal punto di vista lavorativo è un esperienza straordinaria. Una o due settimane di stop non sono semplici da gestire dal punto di vista fisico e mentale. Questo è un campionato anomalo ma da l’opportunità a noi tecnici di crescere e improvvisare, dobbiamo essere bravi anche a variare gli allenamenti settimanali. Anche per gli stessi ragazzi queste pause, interruzioni e la frequenza delle partite non è semplice da gestire. Noi siamo sui ritmi dei giocatori professionistici, fondamentale è avere una preparazione psicologica di alto livello”. 

- Quanto vi manca il pubblico al Trastevere Stadium?

“Il pubblico manca a tutti, manca a qualsiasi livello. Il nostro è uno sport, nonostante le squadre trasmettano le partite sulle piattaforme face book, che vive delle presenze allo stadio; specialmente al nostro livello. Mi auguro che questa emergenza nazionale fisica e che si acceleri sui vaccini per tornare a vivere non solo nel calcio ma anche nella vita di tutti i giorni alla normalità”. 

- Quale vittoria si può definire fondamentale per il vostro percorso nel campionato? Quale vittoria vi ha fatto prendere consapevolezza dei vostri mezzi e capacità?

“La svolta è arrivata con la partita di Siena dove sotto 0 a 1 e in 10 uomini, dal decimo del primo tempo, siamo riusciti a ribaltarla e a vincere per 2 a 3. La squadra ha raggiunto consapevolezza mettendo in campo quello che proponevo. Dobbiamo seguire questa strada perché il campionato è ancora lungo, mancano 12 partite alla fine del campionato e noi dobbiamo vivere giorno dopo giorno”.

- Cosa ne pensa delle qualità di Lorusso? Autore di 11 reti dall’inizio del campionato.

“Lorusso è un ragazzo che avevo già avuto nella mia prima esperienza a Trastevere. Nel corso degli ultimi anni si limitava solo alla fase realizzativa, ho cercato di fargli capire che giocare a calcio non è solo fare gol; meglio fare qualche rete in meno mettendosi a disposizione della squadra. Aldilà dei gol e delle caratteristiche che ha, la mia più grande vittoria è aver fatto capire a questo ragazzo che per essere calciatore a 360° non basta solo la finezza ma anche la capacità e la voglia di mettersi a disposizione della squadra. Questo è il vero salto di qualità che ha fatto, spero che questo trend che ha imboccato nel corso dell’ultimo periodo lo continui fino alla fine della sua carriera. Il padre, che in questo caso sono io, gli ha fatto capire questo concetto di mettersi a disposizione della squadra per essere un giocatore completo”.

Immagini presa dalla pagina facebook del Trastevere calcio

- Quale giocatore l’ha sorpresa maggiormente, tenendo conto delle aspettative di inizio anno, della sua squadra?

“All’interno del nostro gruppo direi il nonnetto della squadra: Stefano Tajarol. Un ragazzo che ha fatto tanta anni nel mondo dei dilettanti che si è messo a disposizione della squadra. Il ragazzo, nonostante giochi poco, è uno che durante la settimana trascina tutto il gruppo squadra. Mi da una grande mano anche grazie alla sua esperienza e il suo esempio. Prima il gruppo, poi la squadra ed infine i propri interessi”.

- Mancano 12 partite alla fine del campionato: quali sono le partite che, secondo lei, possono mettere maggiormente in difficoltà la sua squadra?

“ Non è per pretattica, non so neppure quanti punti abbiamo; io so che la seconda è a meno 5, poiché credo che l’Aquila Montevarchi riuscirà a vincere il recupero contro le Badesse. Mancano ancora tante partite e sono molte le difficoltà che ci separano dalla fine del campionato. Da un momento all’altro potrebbe cambiare lo scenario ed io lavoro per non farlo cambiare, ma ho la consapevolezza che mancano ancora troppe partite”.

- Parlando in generale del calcio italiano: come se la spiega l’uscita di tutte le squadre, tranne il caso della Roma, dalle Coppe Europee e per giunta così presto.

Su questa tematica credo influisca molto i ricavi delle società. La capacità economica di produrre ricavi, ad alti livelli, credo sia strettamente collegata ai risultati sportivi. Noi abbiamo, in Italia, squadre che possono uscire anche ai quarti e agli ottavi. Siamo ancora lontano dai top club europei. Negli ultimi 20 anni, se andiamo a vedere chi è riuscito a vincere la Champions League, troviamo squadre con i fatturati più alti come Real Madrid, Bayern Monaco, Liverpool. Non ci si inventa nulla a questi livelli. Poi possiamo dire che il calcio italiano è in crisi e che non è più quello di tanti anni fa che attirava campioni da tutto il mondo, adesso arrivano calciatori alla fine della propria carriera. Non si riesce più a prendere calciatori di prima fascia come potevano essere i Platini o gli Zico di diversi anni fa”.

30/03/2021 10:27